Il completamento del bacino di carenaggio da 150.000 tpl del porto di Palermo rappresenta un intervento strategico per il rilancio della cantieristica navale siciliana.
Il progetto integra opere civili, impianti avanzati e sistemi di cold ironing, restituendo piena funzionalità a un’infrastruttura avviata negli anni ’80 e che oggi, pur nel perdurare della validità delle linee essenziali del progetto originario, è stata ripensata secondo standard contemporanei di efficienza, sicurezza e sostenibilità. L’opera è considerata strategica per il rilancio del polo della cantieristica navale e per il rafforzamento della capacità produttiva e manutentiva del sistema portuale siciliano.
Stato di fatto
A seguito della prima parte di lavori iniziati negli anni 80 e sospesi nel corso del decennio successivo, fra il 2014 ed il 2021 sono stati eseguiti alcuni interventi di consolidamento che hanno riguardato:
- il consolidamento del terreno al di sotto dei cassoni, con iniezioni cementizie e chimiche
- la rimozione dei fanghi dalla vasca del bacino
- il recupero e la collocazione in opera del cassone di tura n.23
- l’impermeabilizzazione dei giunti tra i diaframmi
- lo svuotamento della vasca
- l’analisi e le indagini sulle strutture realizzate fino agli anni ’90.
Il nuovo intervento
Il progetto prevede il completamento delle opere civili e impiantistiche necessarie a rendere pienamente operativo il bacino esistente, mantenendo coerenza con l’impostazione originaria ma introducendo gli adeguamenti richiesti dall’evoluzione normativa, tecnologica e funzionale intervenuta nel tempo. Gli interventi principali riguardano il completamento delle opere murarie; l’adeguamento del bacino alle nuove esigenze della cantieristica navale; la dotazione di impianti e attrezzature in grado di garantirne una gestione moderna ed efficiente dell’infrastruttura stessa.
Il bacino ha una lunghezza totale di 333 m, una larghezza totale di 72 m, una lunghezza interna di 307 m e una larghezza interna di 52 m. La profondità al colmo della platea varia tra -9,75 s.l.m.m. e -10,50 m, mentre all’imboccatura è prevista una profondità di -9,0 m.
Opere previste
L’intervento comprende la realizzazione della platea della vasca-bacino, previo adeguamento delle fondazioni, il risanamento delle pareti interne ed esterne dei cassoni che costituiscono i muri di sponda, l’esecuzione dei giunti definitivi tra i cassoni, la demolizione del cassone di tura e la realizzazione della barcaporta con sistema a ribalta, oltre alla costruzione della sovrastruttura, del giunto con l’adiacente bacino da 400.000 tpl e della sistemazione del piazzale retrostante la radice del bacino.
A completamento dell’intervento è prevista anche la realizzazione e infrastrutturazione del piazzale di servizio NB6, concepito come nuova area operativa a supporto del bacino e delle funzioni impiantistiche e logistiche connesse.
Il Progetto Esecutivo prevede quindi l’aumento sia dello spessore della platea di fondazione (di 20 cm nella zona centrale e di 30 cm nelle zone laterali) sia del numero dei nuovi pali, per un totale di n°1168 pali.
Il sistema di pali esistenti verrà disconnesso dal nuovo sistema di fondazione attraverso scapitozzatura.
Il nuovo sistema di fondazioni profonde è costituito da pali trivellati in c.a., di diametro 1200 mm, di lunghezza 19 m (porzione Nord della platea) e di lunghezza 20 m nella porzione Sud, dove si registrano maggiori spessori dello scanno di imbasamento e dove maggiore è la sottospinta idraulica (per la maggiore profondità della platea), così come previsto già in fase di progettazione definitiva.
Dettaglio delle opere:
1. I cassoni
Il progetto ha previsto la realizzazione del sistema di sigillatura definitiva dei giunti:
- getto di pilastri in cemento armato nelle nicchie esistenti;
- impermeabilizzazione dei giunti con telo bentonitico.
Inoltre, sono state previste nel progetto delle modifiche strutturali necessarie all’adeguamento di ciascun cassone alle proprie destinazioni funzionali, nonchè il risanamento delle pareti interne ed esterne dei cassoni. La quota di risanamento è pari al 35% delle superfici esposte.
Nello specifico il progetto ha previsto:
- asportazione del calcestruzzo corticale
- passivazione delle armature esposte
- ripristino delle superfici in cemento armato mediante applicazione di malta cementizia.
2. La sovrastruttura
Realizzata in conglomerato cementizio armato, connette strutturalmente il getto ai fusti dei cassoni esistenti ed è dimensionata per sopportare un carico accidentale sino a 10 t/m2. Ha una larghezza in superficie di 10 m ed è provvista di diversi spazi funzionali fra cui:
- cunicoli di servizio e ispezione con altezza media di 2,20 m
- galleria di servizio
- locali igienici
- aree di deposito
- serbatoi d’acqua
- locali per macchinari ed apparecchiature.
3. La platea
La platea del bacino è realizzata in conglomerato cementizio armato ed è progettata per garantire resistenza strutturale e tenuta idraulica durante l’esercizio. La soluzione aggiorna le precedenti impostazioni progettuali con alcune migliorie costruttive e prestazionali.
In particolare, il progetto prevede:
- ridefinizione della sezione in calcestruzzo armato, con geometria a falde e conci a sezione variabile;
- aggiornamento del mix design del calcestruzzo e incremento del copriferro, per migliorare la durabilità;
- suddivisione della platea in nove conci, collegati tra loro mediante barrotti in acciaio;
- adozione di un sistema di impermeabilizzazione di tipo “vasca bianca”, basato sull’integrazione tra calcestruzzo, giunti e dettagli costruttivi;
- impiego di waterstop, guaine coprigiunto e giunti a fessurazione programmata, con successiva sigillatura;
- collegamento con i cassoni esistenti tramite inghisaggi, riprese di getto e chiusura dei giunti verticali.
Nel suo insieme, la platea costituisce uno degli elementi principali dell’intervento, assicurando continuità strutturale, impermeabilità e durabilità dell’opera.
4. La porta a ribalta
La porta a ribalta è costituita da un solo portellone, assemblato in opera. La struttura, interamente saldata con lamiere e laminati in acciaio S275J, prevede un ponte con passaggio carrabile largo 2,7 m.
Per il funzionamento della porta sono previsti:
- la creazione della fossa preposta ad accogliere la porta a ribalta in posizione aperta
- la costruzione dei plinti in conglomerato cementizio armato per la realizzazione del sistema shock absorber
- la costruzione del muro di protezione lato porto, costituito da n.5 cassoni cellulari.
5. Il piazzale NB6
Il progetto nasce dal tombamento dell’attuale specchio acqueo e dalla risoluzione delle principali interferenze presenti nell’area, a partire dalla condotta AMAP esistente, e prevede la formazione di un piazzale di circa 7.900 m² dimensionato per differenti condizioni di carico.
L’opera comprende:
- una nuova banchina di chiusura
- la colmata con consolidamenti profondi del terreno
- la via di corsa per una gru d’allestimento da 200 t sul lato ovest del bacino
- il sistema di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche
- la pavimentazione rigida delle aree operative
- la vasca di riserva antincendio con presa a mare, la realizzazione della nuova condotta AMAP
- due cunicoli impiantistici prefabbricati destinati a ospitare e distribuire le reti tecnologiche a servizio del bacino.
Nel suo insieme, il piazzale NB6 completa il sistema funzionale dell’infrastruttura, rafforzandone capacità operativa, sicurezza e integrazione impiantistica.
Impianti e innovazione: il Cold Ironing
Il completamento del bacino include una dotazione impiantistica articolata, comprendente impianto di allagamento, esaurimento, drenaggio, depurazione, reti di distribuzione dei fluidi, impianti elettrici e di illuminazione, condizionamento dell’aria e sistemi di tonneggio delle navi. Gli spazi ricavati nei cassoni e nella sovrastruttura ospitano locali tecnici, depositi, gallerie di servizio e aree dedicate a macchinari e apparecchiature di supporto alla piena operatività del bacino.
Un elemento evolutivo particolarmente rilevante è l’introduzione del cold ironing, previsto a seguito del confronto fra AdSP con Fincantieri e della necessità di alimentare elettricamente le navi in riparazione all’interno del bacino, evitando l’utilizzo dei motori di bordo per la generazione dei servizi ausiliari. Il sistema prevede, oltre al collegamento alla cabina primaria, anche la realizzazione (o l’adeguamento) degli impianti e delle opere connesse, che comprendono:
- distribuzione elettrica con Blindosbarre che garantisce una maggiore flessibilità nella distribuzione dei carichi elettrici
- passerelle portacavi in acciaio zincato
- derivazione dalle blindosbarre di cassette di distribuzione per allaccio di impianti provvisori di bordo
- quadri elettrici di servizio bacino derivati dalle blindosbarre di distribuzione F.M.
- alimentazione elettrica delle gru della sponda ovest
- analizzatori di rete Energy Team Meter
- quadri aggiuntivi nella sottostazione elettrica
- realizzazione e infrastrutturazione di un piazzale di servizio (denominato NB6)
- impianto di alimentazione delle navi da terra, da allocare all’interno di un locale dedicato in posizione analoga a quanto previsto per le cabine MT/BT.
Quest’ultimo impianto dovrà alimentare sia le imbarcazioni in costruzione o prive di shore-connection in MT (in questo caso la distribuzione MT viene trasformata sotto-bordo in BT attraverso una cabina MT/BT), sia le imbarcazioni in servizio dotate di tale impianto.